Recensioni

ANTOLOGIA CRITICA

La selezione del suo operato in occasione di questo prestigioso progetto attesta il valore della sua ricerca stilistica nel panorama artistico contemporaneo. La sua presenza è conferma che la creatività è una delle più importanti fonti del sapere.

Vittorio Sgarbi

 

Il fare arte, per Lia Caracciolo, significa trasportare e imprimere su tela ciò che vede, incontra e sente nella vita, attingendo dal mondo e dalla realtà circostante che la avvolge  e scavando nella propria conoscenza e nella propria coscienza, per trovare interessanti e stimolanti spunti e riferimenti d’indagine da sviluppare. Il fare arte confluisce nella sfera interiore e si proietta nei quadri, in un viaggio creativo e immaginario, acquisito da una matura consapevolezza di sè, consolidata nel tempo e in modo graduale, con piena coerenza d’intenti e d’intenzioni e attraverso vicissitudini ed esperienze, che le hanno concesso di assaporare variegati “Pentagrammi esistenziali”. Il ciclo pittorico racchiude un accurato e dovizioso scandaglio sulla mente umana, sui sentimenti e sugli stati d’animo, che si traducono emblematicamente in espressione artistica. Ogni immagine evocata corrisponde ad un intervallo di assorta meditazione sul suo personale e intimo cammino di vita, componendo una sequenza autobiografica, con un moto interiore in continua evoluzione. La pittura è una sorta di diario di bordo, dove viene appuntato, mediante le velature cromatiche e le sovrapposizioni fantasiose, ogni singolo e travolgente palpito emozionale del vissuto.

D.ssa Elena Gollini

 

Lia Caracciolo grazie al suo solare viaggio pittorico all’interno del riconoscibile, ci confida che si può ancora cantare il vero tramite un’originale scrittura poetica e un sapiente uso del colore. Le opere dell’artista di Castelfranco Veneto, ma piemontese di nascita, sono inni alla sacralità del vivere quotidiano: nelle sue opere, semplici nella costruzione e curate dal punto di vista coloristico e degli equilibri, non c’è nulla di scontato: ogni dipinto è un microcosmo perfetto di disegno, luce e colore, in piena armonia con la composizione. Le pennellate indugiano sui dettagli e danno vita a una sinfonia cromatica che sembra volersi estendere oltre i limiti del quadro.
Caracciolo rivela una realtà ben lontana dal caos cittadino. Nelle sue opere si esalta la vita di campagna:
“La spannocchiatura” propone un antico rituale contadino, al quale prendono parte uomini, donne, anziani e bambini, ognuno con i propri compiti, in un prezioso momento di partecipazione collettiva, che l’artista riesce a comunicare con fresca immediatezza. “Prime luci della sera” è a sua volta un dipinto di intenso lirismo: una casa a ringhiera fa da quinta scenografica a una scena di intima quotidianità. Al calare del sole si accendono le luci delle case, i bambini continuano a giocare nel cortile, due anziani si allontanano stretti in un abbraccio, le donne stendono i panni e parlano dai balconi; un’opera piena di vita, in cui nulla è lasciato al caso.
La pittrice cura ogni minimo dettaglio: dai comignoli sul tetto, all’incedere faticoso dell’uomo in primo piano, che camminando si tocca la barba bianca. Autodidatta di formazione, l’artista guarda alla lezione dei maestri della raffigurazione, da cui ha appreso il modo sapiente di comporre la tavolozza, di dare equilibrio ai volumi, agli spazi, e ai contrappunti cromatici.

Paolo Levi

 

Volta ai saperi esoterici e superiori, cerca la misura artistica che derivi il suo orizzonte culturale nell’uso delle tele, del pennello e dei colori. Il suo percorso nasce dal bisogno di comunicare un’originale sostanza di affetti e di emozioni con un “Crepuscolarismo pittorico” nostalgico e suadente, impressionista nella forma.
Da alcuni anni la sua arte rappresenta se stessa come un viandante assorto nella dimensione ultratemporale, per la ricerca di un senso che si colleghi al sovramondo dello Spirito. Visivismo, millenarismo, visionarismo, rivelazione oltremondana gravitano aperti e limpidi nella luce dorata e chiara della plaga ideale, in cui l’artista trasferisce la propria sensibilità, con il desiderio di liberarsi dal freddo piombo che lega la vita alla materia.  E’ un viaggio nella surrealtà della psiche, la sublimazione di un approdo nell’aerea leggerezza dell’essere non più determinato, semplice e unilineare nel suo superare i limiti. Avventura dello Spirito, navigazione superiore, sembrano presentarsi così con la semplicità dei sogni, ma il frequente manifestarsi del doppio ectoplasmatico nei soggetti costringe a complicare l’interpretazione, affondando lo sguardo oltre la superficie levigata delle apparenze.

Vittorio Caracuta
“La Figura”- Sulle orme di Giorgione  8 maggio 2010

 

La pittura della Caracciolo rivela il suo rapporto con la verità che non nasce da una teoria o da un’analisi sociologica, ma dal suggestivo piano di una constatazione che senza alcuna finalità dimostrativa, svela la sua magica dimensione di vita e di storie personali che si intrecciano e si relazionano. Lo osserviamo spesso in scene familiari che si animano in una casa a ringhiera, un soggetto, questo, assai amato dalla pittrice, proprio per quella umana sensibilità che vi si riscontra….

Teodosio Martucci
“Il romanzo della luce nella quotidiana emozione pittorica” 17 marzo 2007

 

…Quello che colpisce in questi paesaggi è certamente il solido equilibrio compositivo in cui le varie masse di colore, pur nella loro varietà si dispongono in gradazione e armonia, frutto certamente di un occhio acuto e di una mano esperta, ma anche di un modo di affrontare la realtà che ci circonda, lasciandoci cogliere e rasserenare dall’intrinseca bellezza di certi momenti che durano magari lo spazio di un tramonto.

Ferdinando Offelli
“Incontri di luce tra passato e presente” 1 Dicembre 2007

 

Entro i profili di un’atmosfera sospesa, in un felice incontro tra racconto e allegoria, si dipanano le rappresentazioni di Lia Caracciolo sensibile interprete di un mondo popolare soffuso di calda umanità dove le scene quotidiane diventano un finissimo motivo stilistico. Le massaie affacciate ai ballatoi, gli artigiani degli antichi mestieri, i bambini che giocano nel cortile, le vivaci conversazioni tra vicini di casa. Immerse in questo fondo fantasioso e vivace le evocazioni dell’artista assumono un gusto culturale che si accorda con una straordinaria finezza di spirito, ai limiti dell’ironia sapientemente soffusa.  Tutto nasce dal desiderio di rivivere le memorie che appartengono alla nostra tradizione culturale affidandosi a una raffinata qualità pittorica caratterizzata da un segno ordinato e da un colore dagli intensi toni chiaroscurali. Con queste componenti i soggetti assumono una nuova e rinnovata identità, testimoniano la bellezza ed il contenuto dei valori di una volta che rivivono nel dolce equilibrio della memoria e del vissuto. Lia Caracciolo diventa così un’artista dalla personalità spiccata:i suoi personaggi ci guardano con simpatia dandoci un senso schietto ed autentico della vita.

Paolo Rizzi

 

Lia Caracciolo con i suoi quadri evoca la serenità e gli ideali di una tradizione lontana, dedica un inno ai valori e alla genuinità delle cose semplici, unite sempre dal medesimo linguaggio che esce dai luoghi comuni per comunicare allo spettatore la serenità di un Eden lontano.
Così la pittura si fa tramite per una apertura ideale sul mondo ma anche schietta meditazione sulla civiltà odierna. L’occhio raccoglie certe sensazioni, trasfigura i contrasti del contemporaneo, esalta la figura emblematica dell’uomo alla ricerca di un proprio equilibrio esistenziale.  I temi diventano per Lia Caracciolo simboliche trasfigurazioni di una reazione emotiva innanzi ai rischi della modernità.  L’artista, nutrita e sorretta dalla speranza, vaga alla ricerca di una dimensione più pura mentre lontano, appiattita sul fondo, la città frenetica e consumistica si erge come uno spettro angosciante pervaso da inquietudini.
Per Lia Caracciolo la pittura diventa una fuga dalle nevrosi quotidiane, un veicolo per arrivare a qualcosa che risveglia i moti più gioiosi dell’animo, riflettendo l’abbandono sentimentale ai valori che l’arte magicamente fa apparire. Tra passato e presente, tra realtà e simbolismo, scorre la pittura di questa sensibile artista che esprime autenticamente il suo, ma in fondo anche il nostro, rapporto ideale con il mondo.

Gabriella Niero

 


 

Critic Paul Levi

Lia Caracciolo, thanks to its solar pictorial journey into the recognizable, we trust that you can still sing the real through a unique poetic writing and a clever use of color. The works of the artist of Castelfranco Veneto, but Piedmont of birth, are hymns to the sacredness of everyday life: in her work, simple in construction and cured by where colors and balances, there is nothing for granted: each painting is a perfect microcosm of design, light, color, in full harmony with the composition. The brushstrokes linger on the details and create a symphony of color that seems to want to extend beyond the limits of the framework. Caracciolo reveals a far reality from the bustling city.
In her work enhances the lives of the country: “The spannocchiatura” suggests an old rural ritual, which brings together the men, women, elderly and children, each with their own charges, in a precious moment of collective participation, the artist communicates with a fresh immediacy.
“First night lights” is itself a painting of intense lyricism: a house in the railing is the backdrop to a scene of intimate daily. In the evening the lights of the houses turn on, children continue to play in the yard, two elders away in a tight embrace, the women withdrew their clothes and speak from the balcony: a work full of life, where nothing is left to the case.
The painter takes care of every detail: from the chimneys on the roof, to the hard walking of the man in the foreground smoking his pipe.
Self-taught training, the artist looks at the lessons of the masters of the representation, from which she learned how to compose the colors, to give balance to the volumes, spaces and chromatic counterpoints.

March 2012